martedì 12 aprile 2016

Diario politico 14 (Clemente Del Vecchio e Raffaele Mastella: stessa razza, stessa faccia)


Verrebbe quasi la voglia di essere solidali con Raffaele Del Vecchio, dopo gli attacchi scomposti subiti dai pretoriani mastelliani e dalle scarne truppe forzitaliote, per aver osato ricordare che l’onorevole ceppalonese e Nunzia De Girolamo, due anni fa non se le mandarono a dire a suon di SMS con minacce di querele, promesse di pene infernali e allusioni di gusto dubbio sulle fortune politiche della avvenente signora Boccia.



Verrebbe la voglia di essere solidali, ma poi ricordo che a parlare è lo stesso Vicesindaco che ha lanciato la sua campagna elettorale al President evocando la discontinuità e ingaggiando un braccio di ferro con il suo Sindaco, Fausto Pepe, per poi con lui stipulare un patto che lo costringe inevitabilmente alla “continuità”, a portare il gravose peso di un decennio disastroso: il treno che doveva partire dalla “Benevento Centrale” nuovo di zecca si rivela essere una vecchia locomotiva degna della “Valle Caudina”, con l’acqua che entra dai tetti e i sedili in similpelle bucati!
Insomma, ci troviamo di fronte a due esponenti (dei quali non inganni l’anagrafe: il giovane Del Vecchio appartiene alla stessa era politico-geologica del Clemensauro mastellato) di una pratica fuori tempo massimo. Entrambi i candidati (di schieramenti per altri assolutamente ibridi rispetto alle classiche distinzioni di destra e sinistra) stanno cercando di mettere insieme, in un lego che può appassionare qualche cronista ma non certo il cittadino comune, pezzi di ceto politico professionale, che non esita, per altro, ad ondeggiare dall’uno all’altro schieramento (si pensi ai casi emblematici di Picucci, Quarantiello, Capezzone).

Benevento ha di fronte a sé tre alternative (ma in realtà due sono facce della stessa medaglia "patacca"):
1) la prosecuzione dell’esperienza Pepe-Del Vecchio, con la modifica dell’ordine degli addendi ma risultato finale immutato (la desolazione economica e culturale che nessun lavoro di restyling dell’ultima ora potrà cancellare);
2) il ritorno ad un “passato” idillico (l’era Pietrantonio, le belle notti di “pizza piena”, pardon di “luna piena”) fuori tempo massimo e utilizzato come specchietto per gonzi;
3) un progetto serio, nutrito dalle linfe migliori del passato cittadino, perfettamente consapevole della gravità del presente (in particolare dell’enorme massa debitoria del Comune con cui fare i conti) e dotato di una visione del strategica del futuro nei settori chiave (economia, cultura, tutela del territorio, mobilità): la rivoluzione "gentile".
Se la De Girolamo si fosse alleata con il PD Del Vecchio l’avrebbe salutata come un politica lungimirante e sapiente. Se Fausto Pepe avesse rotto con il PD e fosse tornato alla casa del “padre”, Mastella avrebbe ucciso il vitello grasso e dimenticato di averlo definito, per interposta moglie, «giuda». Così funziona nella politique politicienne.
Noi siamo altro, siamo già altrove. Il MoVimento Cinque Stelle non dovrà mai rispondere alle accuse reciproche che i professionisti della politica si fanno tra loro.
Il nostro programma dice con chiarezza che ci impegniamo «a  non  svolgere  più  di  due  mandati» (Mastella è in politica dal 1976, Raffaele Del Vecchio è diventato consigliere nel 2001). Non è più concepibile che la politica sia un luogo separato dai problemi, dai bisogni,  dalle  aspirazioni  e  dai  talenti  dei  propri  concittadini,  che  si  debba sempre  più  identificare  con  una  vera  e  propria  professione  e  uno  strumento  di arricchimento.

Lasciamo, dunque, le riflessioni sul “verticale” e l’“orizzontale” ai dinosauri della politica...









...e al finto giovane, al Dorian Gray "de noantri", Del Vecchio...




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